È sabato 14 marzo, siamo a Torre de’ Picenardi, alla sede di SOMS1908. La sala accoglie decine di persone. Arianna Spazzini, presidente di Santa Lucia, ci fa entrare subito nell’atmosfera di ciò che di lì a poco vivremo con un messaggio che prende le mosse da un fotogramma del film, ma che è al tempo stesso la visione e l’impegno di Santa Lucia ogni giorno: tutelare le donne, oggi ancora soggette a discriminazioni, molestie e violenza. Il messaggio è di tale importanza che alle sue parole si aggiungono anche quelle del sindaco di Torre de’ Picenardi, Marcello Volpi, a ricordare il senso di fare comunità nel rispetto reciproco.
Si abbassano le luci e ci immergiamo completamente nel documentario Un altro domani (di Silvio Soldini e Cristiana Mainardi), scelto da Santa Lucia e da SOMS per l’edizione 2026 del Fiducia OFF: un racconto di testimonianze, quelle di chi la violenza l’ha subita, vissuta da molto vicino, agita, gestita, affrontata professionalmente.
Dopo la visione c’è un momento di silenzio, dentro il quale corrono tante emozioni.
Mara Corradi, nei panni di moderatrice, prende la parola e ci traghetta in una riflessione insieme a Elena Silvestri, psicologa del Centro donne Mantova, e Nadia Prezzi, dell’ufficio Risorse umane di Santa Lucia. Il dibattito parte da un concetto che il film racconta bene: la violenza contro le donne non inizia con un pugno. Ha radici più profonde e antiche, che crescono nella mentalità patriarcale e si sviluppano nelle tante disparità che ancora ci sono tra donne e uomini, tra cui le discriminazioni sul lavoro. Se la colpa è del singolo che agisce violenza, la responsabilità di quel terreno dentro il quale affonda le radici è della società intera. Se vogliamo bonificare quel terreno, dobbiamo darci da fare tutte e tutti.
Lo conferma la dottoressa Silvestri, psicologa del Centro Donne di Mantova, che ha collaborato allo sportello nazionale Lei, dedicato al sostegno psicologico di donne per abusi sul lavoro, e collabora con le scuole a progetti per gli adolescenti sul tema dell’identità di genere. Ogni giorno è al fianco delle donne che subiscono molestie e violenza.
Elena ci aiuta a capire come la violenza di genere derivi da un dislivello di potere, da una posizione di disparità che nasce da una situazione culturale, dalla presenza molto forte del patriarcato. Sottolinea, inoltre, che la violenza è trasversale: non riguarda solo donne straniere o con pochi strumenti culturali o sociali. Riguarda tutte. Ed è intergenerazionale: se siamo cresciuti nella violenza, saremo portati, da adulti, a replicarla, accettarla e normalizzarla.
La dottoressa ripercorre poi brevemente la storia della nascita dei centri antiviolenza, dei movimenti femministi e dei passaggi importanti a livello istituzionale, come l’abolizione nel 1981 del delitto d’onore, una legge che relegava la donna a una condizione di estrema subordinazione nei confronti dell’uomo, giustificato persino a ucciderla per difendere l’onore della famiglia.
Spiega poi come il processo della violenza segua uno schema preciso, un ciclo definito: nella fase iniziale – chiamata love bombing – l’uomo corteggia la donna facendola sentire unica, speciale, desiderata e amata, generando una relazione talmente esclusiva che arriva a isolare la donna, costretta a tagliare ogni altro tipo di rapporto umano. Da lì pian piano iniziano i conflitti, che si basano sempre sulla disparità, fino a degenerare in violenza vera e propria. Segue poi la fase cosiddetta di luna di miele, in cui l’uomo si scusa, la donna perdona, ma il ciclo si ripete.
Invita, infine, a riconoscere i campanelli d’allarme, che si rivelano in altre forme di violenza, come quella psicologica e quella economica. La violenza psicologica è difficile da individuare: l’uomo sminuisce ogni cosa che fa la donna, la svaluta e distorce la realtà manipolandola a suo favore – fenomeno chiamato gaslighting – confondendola, facendole credere di essere sbagliata e portandola a perdere completamente l’autostima.
La violenza economica è un’altra forma subdola di controllo, che porta la donna a essere dipendente dall’uomo per il suo sostentamento, cosicché non abbia la possibilità di allontanarsi da lui.
La dipendenza economica trova origine nelle discriminazioni nel mondo del lavoro, dove l’Italia detiene un pessimo primato: la differenza di stipendio medio giornaliero tra uomini e donne è quasi del 26% secondo le ultime statistiche INPS. Ci sono però anche segnali positivi, come l’introduzione della certificazione sulla parità di genere, che fornisce alle aziende alcuni indicatori per valutare il divario di genere e mettere poi in atto delle misure per ridurlo.
Nadia Prezzi racconta proprio cosa ha significato per Santa Lucia ottenere questa certificazione, fortemente voluta anche come atto di trasparenza nei confronti delle sue persone, clienti e partner. Il punto di partenza è incoraggiante: la cooperativa oggi conta 460 persone e le donne sono circa l’80%. C’è poi tutta una serie di dati che sono stati analizzati e ne è emerso qualcosa di interessante, di cui non si aveva piena consapevolezza. Questo ha portato Santa Lucia a cambiare alcune cose, a partire da come selezioniamo il personale. Oggi, infatti, gli annunci di lavoro parlano a uomini e donne, abolendo stereotipi e pregiudizi. Un uomo può lavorare in cucina e una donna può guidare un mezzo per la consegna dei pasti.
In Santa Lucia si è lavorato molto anche sul linguaggio, abbandonando il maschile universale e arrivando a codificare delle linee guida per un linguaggio paritario. A piccoli passi, la nostra cooperativa sta camminando sulla strada della parità tra uomo e donna. Non è un processo facile né veloce e incontra anche qualche resistenza. Ci sono persone, infatti, che non condividono questa visione, che la banalizzano o la deridono: questo è un indicatore che c’è ancora molto da fare. In questa direzione, in Santa Lucia è stato istituito un comitato di persone che si incontra periodicamente trattando questi temi e sono stati introdotti dei canali di segnalazione anonima, tramite il nostro sito. Il problema, infatti, non è solo il comportamento scorretto, ma anche il silenzio che lo circonda, che diventa una forma di complicità.
Il messaggio della cooperativa è chiaro: se qualcuno vede qualcosa di sbagliato, non è solo spettatore, ma può diventare parte della soluzione. Santa Lucia desidera creare un ambiente di lavoro sicuro, dove commenti sessisti e discriminazioni non sono mai da considerarsi delle piccolezze, ma veri e propri attacchi alla dignità della persona, in qualsiasi contesto: in sede, sui cantieri, negli spogliatoi, nei gruppi Whatsapp o alla macchina del caffè. La volontà e l’impegno della cooperativa è di diffondere una cultura del rispetto che funzioni come difesa collettiva. Fino al giorno in cui non ci sarà più bisogno di difendersi, ovvero quando avremo finalmente fatto nostro un modello di società davvero paritaria.
Il Fiducia OFF 2026 si conclude con un sentito applauso e un graditissimo aperitivo preparato e offerto dall’area ristorazione di Santa Lucia.
Appuntamento al prossimo anno!






Selezione dalla Rassegna stampa
Cremona1, Trasmissione “Punto e a capo” dal titolo “Violenza di genere e parità sul lavoro” di Giovanni Palisto, 12/03/2026
- La Provincia di Cremona, Oggi “Un altro domani” di Soldini e Mainardi, 14/03/2026, p.39
- La Gazzetta di Mantova, Violenza di genere e parità al lavoro. Domani un incontro al teatro SOMS, 13/03/2026, p. 31
La Provincia di Cremona, SOMS, FIDUCIA OFF dibattito e film “Un altro domani”, 13/03/2026, p. 41
Corriere della Sera, inserto “Buone Notizie”, Donne e violenza proiezione-dibattito di “Un altro domani”, 10/03/2026, p. 37
La Voce di Mantova, Cooperativa Santa Lucia e Centro Donne Mantova immaginano “Un altro domani”, 10/03/2026
OlioPo News, Al Fi.Du.Cia Festival due film sulla condizione della donna, 20/01/2026
